50 e sentirle tutte!

23. febbraio 2017 15:31 | Stampa

Ancora non ci credo che sto scrivendo davvero questo post.

Il fatto che io stia qui a scriverlo é il segno inconfondibile e indelebile che ormai sono completamente ed irrimediabilmente dipendente questo gioco.

Dalla sfida numero 13 alla 63 senza mai giocarmi un "passo". Nemmeno con un trasloco internazionale da fare, nemmeno al nono mese di gravidanza, nemmeno con un neonato ed una figlia treenne a cui badare vivendo in un paese straniero senza un'anima che mi desse una mano, nemmeno con gli operai in casa e la cucina impacchettata ed in via di rifacimento.

Nulla! Absolutely nothing! Niente al mondo mi ha impedito da circa 5 anni e mezzo a questa parte di partecipare a questo gioco.

Figuriamoci se mi faccio fermare dal solo fatto che la ricetta della sfida non mi piace.

La prima sfida non si scorda mai! La macedonia.

La mia ricetta da vera dilettante, in mezzo a gente che la sapeva lunga ma cosí lunga da farmi sentire in imbarazzo.

E, anche se di tempo ne é passato ed ora ho un piú esperienza, ancora mi sento in imbarazzo a competere con persone che potrebbero tranquillamente gestire un loro ristorante e che non hanno nulla da invidiare a molti chef famosi.

Solo che ora ho lo spirito giusto e quella giusta dose di sfrontatezza che mi spinge a partecipare ogni mese nonostante i miei limiti.

Le ricette che ormai sono entrate nel mio ricettario: la pizza, il babá, il soufflé, la torta frangipane, il pan di spagna, le crepes.

Le ricette di cui vado piú orgogliosa: la cheesecake allo shortbread alla lavanda, mandorle e geleé ai mirtilli, le ravioli del plin, gnocchi ripieni al Sunday roast, la menesta signorina.

Quelle di cui vado meno orgogliosa: la prima, la Pina tagliata, le tagliatelle, le crepes.

Le ricette che mi sono piaciute di piú: tutte le paste fresche, le arancine, le torte salate, il tiramisu, lo spezzatino, gli gnocchi.

Le ricette che mi sono piaciute di meno: quelle che avevano per oggetto un ingrediente, sono quelle in cui ho imparato di meno perché avevo troppa libertá, mi spiazzava.

Le ricette che non ho rifatto mai piú: no, non le dico.

Oggi mi sento una colonna portante dell'MTC. Forse é un pó presuntuoso da parte mia, ma sento che se io non ci fossi un pochino si sentirebbe la mia mancanza.

E un pó anche per senso di responsabilitá che continuo a partecipare senza saltare una sfida, lo faccio per il gioco.

Ora peró é tempo che anche io mi riposi un pó.

Per cui la prossima o la vinco o la passo! Certo, a meno che non sia proprio una bella ricetta, o una che potrei vincere.

Come dicevo, Irrimediabilmente persa per questo gioco.

Ma basta con le celebrazioni e torniamo alla gara.

 

Devo confessare che se questa fosse stata la sfida numero 64 mi sarei giocata il famoso "passo" senza grossi rimpianti.

Non me ne voglia Silvia, vincitrice della scorsa gara ma, nonostante io sia del partito che anche una suola é buona fritta, il pollo fritto proprio non mi piace.

Non ho mai messo piede in un KFC, anche se qui é un pó ovunque, é che ogni volta che lo vedo mi vengono in mente tutte le possibili malattie cardio-vascolari che potrebbe procurarmi e mi passa la voglia.

Ma chi meglio di me sa che con l'MTC l'importante é mettersi in gioco e che si puó sempre cambiare idea. Cosí ho giocato.

Qui in Inghilterra, ci sono due grandi catene di food a contendersi lo scettro del pollo, KFC e Nando's.

Pollo fritto da una parte e alla griglia dall'altra.

Come dicevo, non mai magiato da KFC ma da Nando's si.

In effetti lo conosco anche molto bene perché mio marito ha sviluppato tutta la piattaforma per il take away e lavora per loro da almeno 2 anni. Per cui quando ha sentito qual era la ricetta del mese mi ha subito suggerito la salsa peri-peri, ma la sua preferita, quella al mango e lime.

Per una volta l'ho ascoltato.

Nando's style fried chicken with mango coleslaw and mango and lime peri-peri sauce

 

Per la marinata:

2 cucchiai di salsa peri-peri al mango e lime

un bicchiere di yogurt greco

1 coscia di pollo


Salsa peri-peri

Un peperone rosse dolce

2 pomodori

mezzo mango

un lime

mezza cipolla

1 spicchio d'aglio

3 peperoncini bird's eye

1 cucchiaino di paprica affumicata

2 cucchiai di aceto di sidro o di mele

un filo d'olio extravergine di oliva

sale e pepe


Per il coleslaw

mezzo mango

1/4 di cavolo rosso

mezza cipolla rossa

un ciuffo di coriandolo

qualche foglia di menta

2 cucchiai abbondante di anacardi

un cucchiaio di zucchero di canna

una noce di burro

Per il dressing al latticello

2 cucchiai di latticello

1 cucchiaio di olio extravergine di oliva

1 cucchiaino di mostarda

sale e pepe


Per le patate dolci alla paprica

1 patata dolce grande

1 cucchiaino di paprica affumicata


Per finire:

farina di mais

1/2 litro di beef dripping o sugna


Iniziamo dalla salsa.

Eliminate i semi dal peperone e dai peperoncini usando i guanti.

Mettete tutti gli ingredienti nel frullatore e frullare.

Cuocete tutto a fuoco dolce per 20 minuti circa.

Una volta fredda mettete in frigo. Si conserva 2 settimane.


Mescolate lo yogurt con la salsa e ricoprite il pollo. Lasciate marinare 24 ore.

Prima di friggere. Scolate il pollo dalla marinata e lasciatelo colare su una gratella su un piatto per almeno mezz'ora.

Ricoprite il pollo con la farina di mais.

 

 

 

Nel frattempo preparate il coleslaw tagliando a listarelle sottili il cavolo, il mango e la cipolla.

Tostate leggermente gli anacardi, quindi aggiungete il burro e lo zucchero e lasciate caramellare.

Togliete dal fuoco e tritate grossolanamente con un coltello.

Aggiungete alle verdure.

Preparate il dressing mescolando tutti gli ingredienti, tritate il coriandolo e la menta e condite.


Scaldate il grasso di vitello fino a 170 gradi quindi friggete prima le patate dolci tagliate a bastoncini e poi il pollo. il pollo l'ho cotto per una decina di minuti mantenendo la temperatura a 170 gradi e girandolo spesso. In questo modo sono riuscita a cuocerlo fino ad ottenere un colore leggermente rosato all'interno ma comunque cotto. 

 


Per il pollo fritto tradizionale con marinatura nel latticello e panatura in uovo e pangrattato ho seguito le indicazioni di Silvia.

 

 

 

 

Raggiunto il mio traguardo, con questa ricetta partecipo all'MTC n63

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Macarons salati per l'MTC

25. gennaio 2017 13:28 | Stampa

Io ci ho provato!
Ok, non é che sia andata poi cosí male, é solo che quando devi cimentarti con il soggetto piú fotogenico del web e ti escono degli sgorbietti che, seppur buonissimi, restano degli sgorbietti, un pó ti viene l'ansia da prestazione.
E dire che io neanche ci vado pazza per i macarons.
Insomma io sono una golosa persa. Quando vedo un dolce, qualunque, mi parte la brama e devo averlo.
Brama che con i macarons non mi é mai partita.
Vuoi perché trovo noiose tutte le mode, per cui mi hanno giá stufato non appena ho iniziato a vederli ovunque, vuoi perché i dolci troppo perfetti da sembrare finti non é che mi inspirino particolarmente...
Insomma, solo io trovo che i macarons, piú che dolcetti, assomiglino a delle saponette?
Ma l'MTC ti spinge a fare cose che non avresti immaginato per il solo sfizio di provare, e poi ho sempre avuto il pallino di provarli salati e cosí.
Anche se, per il momento, credo che la mia parentesi con i macarons sia aperta e pure chiusa, ringrazio Ilaria per questa estenuante esperienza.
Cosa mi é piaciuto:
- il sapore, buonissimo. Ero un pó scettica per il contrasto abbastanza pronunciato tra il dolce del guscio ed il salato del ripieno, peró nel complesso ha funzionato e pure abbastanza bene.
- la soddisfazione nel vederli alzare in cottura e formare il collarino. Quasi da mettersi a piangere dopo tutta quella fatica.
- Basta
Cosa é andato storto:
- la cottura. Ho seguito le indicazioni della ricetta di Ilaria ma ogni forno é una storia a sé ed con il mio forno non sono riuscita ad abbassare la temperatura tanto repentinamente. Prossima volta (se ci sará) proveró con la cottura piú bassa da subito. Comunque riducendo a quasi la metá i tempi di cottura dalla seconda infornata in poi me la sono cavata.
- il colore. Quasi mai uso coloranti, sempre perché non amo le cose che sembrano finte e quindi non ho saputo usarli per bene. Nelle versioni che vedete in questo post ho usato solo della polvere di barbabietola che, come sospettavo comunque, in cottura non ha tenuto. In realtá avevo anche pensato ad una versione dolce dove invece ho usato il colorante e i gusci mi si sono crepati in cottura, probabilmente perché il composto era piú umido degli altri per cui necessitava di altro tempo in fase di croutage. Dovevano essere alla rosa con ripieno di curd al té verde, limone e gelsomino, li abbiamo mangiati comunque ed aerano pure buoni ma impresentbili.
- la fretta. Se siete incasinati, avete i figli da prendere a scuola, la cena da preparare, vi volete fare le unghie nel frattempo, lasciate perdere.
Se fate i macarons il tempo si deve fermare per il tempo che ci vuole.
Detto questo, una faticata! Se mi allenavo per la maratona facevo meno fatica.
Ne é valsa la pena? No
Preferisco 40 minuti di stretch and fold consecutivi peró poi mi mangio un babá. Insomma questioni di gusti.
Anche se tutti sanno, anche io, che comunque prima o poi li rifaró. Non fosse altro che per farli venire come dico io.

Macarons salati alla crema di Stilton e gelatina di pere e Porto e con paté di vitello al Porto e cioccolato fondente.

Per la ricetta dei macarons vi rimando al posto di Ilaria che é esurientissimo e pieno di dettagli. Prima ancora che vi venga il dubbio, lei l'ha giá risolto e se ne avete di piú, take it easy.
Io ho fatto la dose intera perché avevo in mente anche la versione dolce ma alla fine per la versione salata ne ho usato la metá.
Avevo deciso di farne due di colore naturale, uno con la polvere di barbabietola ed un'altro con colorante rosa ed essenza di rosa, per cui ho diviso la pasta di mandorle a metá e l'altra metá ancora a metá, quindi in quarti. Quindi ho personalizzato i due quarti con i colori e l'essenza.
La meringa l'ho fatta in un'unica dose. Ho pesato prima e dopo la ciotola della planetaria cosí sapevo quanta meringa avevo, l'ho divisa in quarti e ne ho aggiunto il doppio alla pasta di mandorle al naturale e le altre due dosi a quelle colorate, in due riprese e sempre pesando.
Vi siete giá stancati? io pure.

 

Per il ripieno allo Stilton e gelatina di pere e Porto.
150 g di mascarpone
50 g di Stilton (o gorgonzola molto stagionato) grattugiato
una pera
due cucchiai di Porto
1 cucchiaio di zucchero di canna
1 noce di burro
2 cm di stecca di cannella
1 cucchiaino di agar agar
3 o 4 gherigli di noce da ridurre in polvere per decorare il guscio prima della cottura.

Sbucciate al pera e tagliatela a fettine. Scaldate una padella con un pó di burro, quindi aggiungete la pera, lo zucchero ed il Porto e lascita cuocere finché non inizia a caramellare, circa 10 minuti.
Frullate tutto, aggiungete l'agar agar e versate in piccoli stampi, tipo quelli del ghiaccio. Riponete in freezer.
Io ho usato mezzo cucchiaino di agar agar ed il composto non ha gelificato, quindi mi e venuta fuori una sorta di marmellata. Per questo ho aumentato la dose negli ingredienti.

Mescolare bene il mascarpone e lo Stilton fino ad avere una crema omogenea.

Mettete la crema di Stilton in una sac a poche e farcite un guscio, quindi ponete al centro l'inserto di gelatina, ricoprite con un' altra goccia di crema e chiudete con il guscio che avrete decorato con la polvere di noce, spingendo un pochino.

Per il ripieno di paté di vitello al Porto e cioccolato fondente
200 g di spalla di vitello
1/2 cipolla
3 cucchiai di Porto
3 cucchiai di farina
2nm di stecca di cannella
200 ml di brodo
olio extravergine
sale e pepe
40 g di burro
qualche cubetto di cioccolato fondente.

Tagliate il vitello a cubetti di circa 2 cm per lato, ed infarinateli.
Scaldate un filo d'olio in un tegame, aggiungete la cipolla tritata. Quando sará dorata aggiungete la carne e fate rosolare da tutti i lati. Quindi alzate la fiamma e sfumate con il Porto. Quando sará evaporato aggiungete il brodo, la cannella e lasciate cuocere per un paio d'ore a fiamma bassa.
Frullate tutto, aggiungete il burro e lasciate riposare in frigo un paio d'ore.
Nel frattempo sciogliete il cioccolato fondente e bagnate il fondo di un guscio girandolo in modo che risulti uniformemente ricoperto di cioccolato. Lasciate asciugare con il fondo rivolto in su dopo averlo fatto sgocciolare.
Farcite con il paté di vitello un altro guscio, quindi richiudete con quello al cioccolato e schiacciate un pochino.

Lasciate riposare i macarons in frigo per 24 ore una volta farciti.

 

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Il tiramisú dei Caraibi

22. novembre 2016 22:57 | Stampa

 

 

- Perché il rum finisce sempre?

Perché finisce nel tiramisu!

 

-Dove punta la bussola di Jack Sparrow?

- Punta verso la cosa che piú desideri al mondo.

 

- E dove punta la mia bussola?

Come da 48 edizioni dell'MTC, a vincerlo. Ma come Jack Sparrow non ci arrivo mai ma per lo meno insisto.

 

Dunque, ricapitoliamo.

Con il tiramisu, ho quasi finito di spuntare la lista di tutte le ricette che ancora mi chiedevo coma mai non fossero finite nel calderone dell'MTC.

E a mettercelo é stata la mente deviata geniale di Susy del blog Coscina di pollo con un tris di tapas stellari, oserei dire.

Ed io gia lo sapevo che il suo non sarebbe stato un MTC come tanti... e infatti.

La ricetta sarebbe anche un classico, il tiramisu, ma l'idea é di ispirarci ad un'icona sexy del cinema, di cui Susy é una vera appassionata.

E quindi la mia mente subito é volata verso colui che risveglia il mio ormone piú di chiunque altro del cinema, vuoi perché é un personaggio eclettico, a volte irriconoscibile nei suoi travestimenti, vuoi perché ha interpretato ruoli da bel tenebroso che sono quelli che a noi donne piacciono di piú, vuoi perché é bono, io ho pensato subito a Johnny Depp.

Di tutte le sue interpretazioni quella che ho sempre adorato é quella di Jack Sparrow.

So che non sará originale, ho provato a pensare a qualche altra cosa, ma ormai il mio tiramisu prendeva forma dall'ispirazione data dalla saga de I pirati dei Caraibi. E quindi ve lo beccate.

Prima peró di presentarvi la ricetta vorrei fare dei ringraziamenti.

Il primo va ad amazon perche ho trovato una bussola che é una riproduzione quasi identica a quella di Jack Sparrow ed é stata consegnata in tempi record e senza Prime.

Il secondo, doveroso, va a mio marito, che non solo ancora non ha chiesto il divorzio, nemmeno quando gli ho illustrato il mio piano di riprodurre la Jolly Roger in cioccolato, ma che addirittura mi ha assecondata per 40 secondi circa nella mia idea di infilare il tiramisú in una sorta di riproduzione della Perla Nera, sempre in cioccolato.

Quando abbiamo iniziato a progettare i cannoni, abbiamo abbandonato l'idea.

E comunque la Jolly Roger in cioccolato l'ho fatta, é brutta ma l'ho fatta, e con questo credo di aver fatto tutto per l'MTC.

 

Tiramisú dei Caraibi

 

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Il Sartú di riso

12. novembre 2016 09:00 | Stampa

Oggi, secondo il Calendario del Cibo Italiano, é la Giornata Nazionale del Sartú di riso ed io ne sono fiera ambasciatrice.

Potete trovare l'articolo anche sul sito di AIFB, qui.

 

“Che che ne dica la fisica scuola di sí fatte vivande composte, io non lo so: so peró, che a tutti piacciono, e nelle mense le desiderano; che perció si é esposta la maniera di farle; tanto piú, che tendo io al fine di soddisfare al gusto vario degli uomini, la mensa dev'essere sempre coperta , non solo da vivande semplici, ma da composte ancora. E s'é vero, che quel che piace giova, son sicuro della riuscita, e dell'esito felice. Ecco dunque la maniera di farle.”

 

Cosí Vincenzo Corrado, il Cuoco Galante, introduce il Trattato X, Delli Timballi e Delli Sartú.

E dell'esito felice sono sicura anche io. Una tavola dove é presente il Sartú di riso sará sempre una tavola di successo.

Ma non sempre il riso é stato accolto con entusiasmo, almeno non sulle tavole napoletane, almeno non subito.

“ 'O riso scaldato era na zoza, fatt'a sartú é tutta n'ata cosa”, recita una canzone popolare.

Ed infatti il riso, arrivato a Napoli da Oriente grazie agli Aragonesi nel XIV secolo, non ebbe grande successo.

Nonostante il riso fosse un cibo nutriente, sebbene economico, che dava senso di sazietá, non riuscí ad entrare nel cuore dei napoletani come la cugina pasta, sbarcata a Napoli piú o meno nello stesso periodo.

Acquisí il titolo di “sciacquapanza” (traduciamo con “cibo rinfrescante per lo stomaco”) ed associato a condizioni di salute precarie, in quanto prescritto come cibo consigliabile in caso di malattie gastro-intestinali, rigorosamente in bianco dalla schola medica salernitana.

Non desta alcuna meraviglia allora che i napoletani non l'abbiano accolto con entusiasmo, la prima vol

Sí, prima volta. Perché poi il riso tornó a Napoli qualche secolo dopo sotto mentite spoglie

Alla fine del 700, a Napoli, andava di moda la cucina francese nelle cucine dei nobili che abitavano i palazzi del centro storico. i loro cuochi venivano chiamati Monzú, napoletanizzando il termine francese “Monsieur”, e sono loro gli artefici del ritorno del riso a Napoli.

All'epoca, il riso in Francia godeva di un discreto successo, ma a Napoli veniva ancora considerato uno sciacquapanza, cosí i Monzú, per renderlo accettabile ai palati dei loro padroni ci aggiunsero una ricca imbottitura di carne, piselli e formaggio, tutto ricoperto ancora da riso.

Da qui il nome Sartú, che é ancora una napoletanizzazione di un termine francese “sur tout” che vuol dire sopra a tutto. Probabilmente perché il riso ricopriva l'imbottitura, ma anche perché il Sartú veniva servito su un piatto rialzato, che sovrastava tutte le altre pietanze.

Solo nel tardo Ottocento veniva aggiunta 'a pummarola cioé il ragú, versione che tutt'oggi viene preferita a quella bianca.

Di ricette di Sartú di riso, oggi, a Napoli, potreste trovarne tante quante sono le famiglie napoletane. Ognuna ha la sua e per ognuna la propria é quella giusta.

Potrei parlarvi della ricetta di mia nonna, che per me é la piú buona al mondo ma, per non far torto a nessuno, preferisco darvene tre.

 

Una é quella di Vincenzo Corrado che segna la nascita di questa straordinaria ricetta, della fine del '700.

L'altra é quella di Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino, che con l'avvento della pummarola dá il via all'evoluzione di questo piatto.

Ed infine quella di Alfonso Iaccarino, dello storico ristorante Don Alfonso 1890 a Sant'Agata sui Due Golfi, che ci riporta ald una delle versioni attuali.

 

Ricetta di Vincenzo Corrado, Il Cuoco galante, Napoli 1793

 

«Cotto il Riso con brodo, e poi freddato, si legherà con parmegiano grattugiato, gialli di uova, e qualche chiara, e se ne formerà una pasta, la quale tirata come una grossa sfoglia, entro una casseruola unta di strutto, e polverata di pan grattato, per ripieno di essa vi si metterà un ragù di animelle, condito con tartufi, prugnoli, ed erbe aromatiche; si coprirà con la sudetta pasta di Riso, e si farà cuocere al forno. Cotto si servirà caldo il Sortù.»

 

Ricetta di Ippolito Cavalcanti (duca di Buonvicino). Cucina teorico-pratica, Napoli 1837.

 

«Prendi un rotolo e mezzo di riso, ma che sia di quello forte, lo lesserai nel brodo chiaro, ed in mancanza anche nell’acqua, sia pure per economia, perchè vale lo stesso. Quando il riso sarà cotto, ma non scotto, ci porrai un terzo, ossia once undici di permeggiano o caciocavallo, ed un pane di butiro (purchè non l’avrai cotto nel brodo), ci farai un battuto di dodici ovi, e mescolerai tutto ben bene: indi farai raffreddare questa composizione, e poscia prenderai la casseruola proporzionata per formare il sartù, facendoci una inverniciata di strutto con una uguale impellicciata di pan gratto, poscia ci porrai la mettà del riso già intiepidito, e con una mescola leggiermente lo adatterai facendoci un concavo nel mezzo, ove porrai il solito raguncino che più volte ti ho detto per i timpani: Al di sopra ci porrai l’altra mettà del riso, e con le mani l’accomoderai in modo che vada tutto bene incassato, faacendoci al di sopra una ingranita di pan gratto con de’ pezzettini di strutto. Gli darai la cottura come al timpano con la pasta, versandoci uno o due coppini di sugo.

 

Ricetta di Alfonso Iaccarino, del ristorante Don Alfonso 1890, Sant'Agata sui Due Golfi.

 

Versate 2 cucchiai di ragù in acqua bollente; versatevi il riso Carnaroli e cuocetelo fino a 2/3 di cottura. Lasciate riposare; quando è freddo, aggiungete un cucchiaio di olio extravergine di oliva, 4 uova battute e il parmigiano. Per le polpettine di carne di maiale macinata:

riunite in una terrina la carne macinata con una mollica di pane imbevuta nel latte. Aggiungete il rosso d’uovo, sale e pepe, prezzemolo e aglio tritato. Formate delle palline della grandezza di una nocciola, infarinate e friggete nell’olio extravergine; asciugate su carta assorbente. Nel frattempo rosolate la cipolla in olio extravergine, versatevi i piselli e fate saltare per circa 5 minuti. Pulite i funghi, rosolate l’aglio in camicia in una padella a parte e toglietelo quando è biondo; cuocete i funghi in un’altra padella per 5 minuti. In un altro tegame fate saltare i fegatini di pollo spellati e privati del fiele. Tagliate intanto la mozzarella a dadini. Mescolate al riso 1/3 di piselli e 1/3 di funghi; ungete con il burro uno stampo circolare alto circa 20 cm; ricoprite con pangrattato e versatevi metà del riso, accostandolo ai bordi e lasciando un vuoto al centro. Per finire riempite lo spazio a strati, alternando funghi, piselli, fegatini, mozzarella, ragù di pomodori e il riso rimanente. Mettete a cuocere in forno a 180 °C per circa 20 minuti“.

 

Fonti:

www.sartu.it

www.agrodolce.it

Vincenzo Corrado, Il cuoco galante, 1793

Ippolito Cavalvanti, Cucina teorico-pratica, 1837

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tapas per l'MTC

24. ottobre 2016 15:51 | Stampa

Questo post sará piú stringato del solito.

Davvero vorrei tornare a sedermi con calma e scrivere i miei post con tutta la dovuta attenzione, ma negli ultimi mesi il tempo é sempre di meno e le cose da fare sempre di piú.

A tenere in vita questo blog é solo l'MTC e l'amore che mi lega a questo gioco e a tutti I suoi partecipanti.

Cosí non ho potuto fare a meno di partecipare anche questo mese ma, a farne le spese é la qualitá del post, delle foto e della presentazione del piatto.

Per questo chiedo scusa a Mai, vincitrice del mese scorso, che ha lanciato un tema davvero bellissimo, le Tapas, ma con una marcia in piú (d'altronde, non ci si poteva aspettare di meno da lei). Infatti ogni partecipante deve presentare tre diversi tipi di tapa con un filo conduttore, un tema in comune.

Le ho subito detto che é stata lei ad ispirarmi dal primo momento.

Ho avuto la fortuna di conoscere la Mai di persona e la cosa che mi ha colpito di piú é stato il suo fantastico accento. Da allora, ogni volta che leggo un suo post, mi sembra di sentirla, con quella sua cadenza spagnola, sbagliare dolcemente una parola su 5 :).

Quindi il mio tema sará "l'errore", ma non un qualsiasi tipo di errore.

Da quando vivo qui a Bath, mi ritrovo a combattere con diverse erronee convinzioni sulla cucina italiana e in particolare su alcune ricette.

Le mie tre tapas rappresenteranno tre ricette italiane, clamorosamente SBAGLIATE dagli inglesi e anche nel mondo.

Il nome del mio tema sará "What's wrong with you?".

 

La prima ricetta, la piú sbagliata secondo me é la carbonara!

Spesso abbinata alle tagliatelle ed in generale alla pasta lunga come gli spaghetti.

Le uova sono o troppo cotte o completamente crude.

Guanciale, non pervenuto!

Aggiunta di panna o yogurt.

E poi l'aglio! a volte penso che gli inglesi ci vedano come una sorta di acchiappavampiri, andare in giro con catene d'aglio appese al collo.

Difficile convincerli che l'aglio non é presente in ogni ricetta italiana, ma tant'é...

 

Cannolo di spaghetti alla carbonara sbagliata

What's wrong with you?

Pincho

 

Ingredienti per 8 tapas:

60 g di spaghetti

3 uova

3 fettine di bacon o pancetta

200 ml di panna

mezza cipolla

uno spicchio d'aglio

una noce di burro

sale e pepe

paprica affumicata

olio di semi

 

Cuocete gli spaghetti molto al dente, scolateli e passateli sotto l'acqua fredda per fermare la cottura.

Scaldate l'olio in un pentolino dai bordi alti.

Arrotolate 5 o 6 spaghetti su uno stampo per cannolo e calatelo nell'olio caldo. Friggete uniformemente fino a doratura.

Tagliate la cipolla e apritela ad anelli. Friggete gli anelli di cipolla.

In un altro pentolino dal fondo spesso fate sciogliere il burro e rosolate il bacon tagliato a dadini. Sbattete le uova, aggiungete 2 cucchiai di panna, sale e pepe e versate nel pentolino con il bacon.

Mescolate continuamente, togliendo e rimettendo il pentolino sul fuoco per non far cuocere troppo le uova, finché non avranno una consistenza cremosa.

 Riempite i cannoli con le uova strapazzate, decoratele con gli anelli di cipolla e servite con la panna rimasta leggermente scaldata che avrete insaporito con lo spicchio d'aglio per un'oretta e una spruzzata di paprica.

 

La seconda ricetta che proprio gli inglesi non hanno capito é la lasagna.

Venendo in visita qui potrebbe capitarvi di imbattervi in una "beef Lasagna". Non aspettatevi una lasagna alla bolognese o comunque non aspettatevi una lasagna fatta con la pasta all'uovo perché ne restereste delusi.

Piuttosto vi ritroverete una serie di strati di carne, pomodoro e mozzarella che, onestamente, non so come facciano a mangiare, ma, please, non spacciatela per italiana!

Non tutto ció che a strati si chiama Lasagna di zucca e chorizo

What's wrong with you?

Tapa

 

Ingredienti per 4 persone:

250 g di zucca,

200 g di passata di pomodoro

100 g di mozzarella

60 g di chorizo

2 spicchi d'aglio

timo

sale

olio extravergine d'oliva

parmigiano grattugiato

 

Tagliate la zucca a fettine, mettetela in una teglia, condite con un filo d'olio, aglio, sale e timo, coprite con la carta argentata e cuocete in forno a 200 gradi per circa mezz'ora.

Nel frattempo preparate il sugo. Fate imbiondire lo spicchio d'aglio con l'olio, quindi versate la passata e lasciate cuocere 15-20 minuti. Salate.

Affettate la mozzarella.

In una pirofila leggermente unta di sugo formate degli con la zucca, sugo, mozzarella, chorizo e poi di nuovo, finendo con la zucca ricoperta di pomodoro e parmigiano grattugiato.

Infornate a 200 gradi circa per 20 minuti.

 

Infine un errore piú che altro linguistico.

L'anno scorso mia figlia cercava di insegnare l'italiano alla sua migliore amica inglese e, quando lo raccontai alla madre lei mi disse che in effetti era da settimane che sua figlia continuava a chiederle UN PANINO e lei non riusciva a capire cosa volesse, poi finalmente ha capito.

 Perché qui non conta se sia uno o cento panini, il panino si chiama "panini", al plurale.

 

"Panini" di filetto alla Wellington aperto

What's wrong with you?

Montadito

 

 

Ingredienti per circa 8 montadito:

8 fette di ciabatta o baguette

200 g di filetto o contro filetto di manzo

200 g di funghi

10 g di funghi porcini secchi

un cucchiaio di senape di Digione

2 fette di prosciutto crudo

1 spicchi d'aglio

sale e pepe

olio extravergine d'oliva

 

Pulite ed affettate i funghi.

Fate rinvenire i funghi secchi in poca acqua calda per una mezz'ora.

Fate imbiondire uno spicchio d'aglio in poco olio. Aggiungete i funghi, I funghi secchi strizzati, poca acqua dei funghi filtrata e lasciate cuocere per 15 minuti circa.

Salate e pepate.

Frullate i funghi e tenete da parte.

Salate e pepate la bistecca lasciata a temperatura ambiente per un paio d'ore.

Spennellatela con la mostarda e cuocetela in una padella calda  e lasciatela cuocere 4 minuti per lato circa. Togliete dale fuoco e lasciate riposare qualche minuto coperto.

Nella stessa padella ripassate il prosciutto tagliato a striscioline fino a renderlo croccante.

Spalmate la crema di funghi sulle fettine di pane tostate.

Tagliate a fette la bistecca e mettetene un pezzo su ogni montadito guarnendo con il prosciutto croccante.

 

Con questo trio di ricette partecipo all'MTC no 60

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La mia ricetta su

 

 

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Le ceramiche utilizzate in questo blog sono una produzione artigianale "I Cocci" www.icocci.org

 

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