Menesta signorina e scagliuozzi

18. gennaio 2016 23:27 | Stampa

English version below

 

Da bambina, ricordo, che ogni Natale si ripeteva la stessa storia.

Mia nonna passava 2 giorni a preparare la Minestra Maritata e alla fine la mangiavano in 4.

E noi nipoti, ai quali sistematicamente veniva proposto dia ssaggiare la brodaglia verde non meglio identificata, a ripeterle "ma chi t' 'o fa fá?". 

La risposta era sempre la stessa "E' tradizione!".

Dopo diversi anni, da adulta, a quella stessa proposta che mi veniva ripetuta ogni anno a Natale, finalmente ho detto si e l'ho assaggiata.

Mi ricordo ancora che dissi alla nonna "che stupida sono stata in tutti questi anni a non assaggiarla" e poi ancora "La rifai l'anno prossimo?".

La sua risposta potete immaginarla..."E' tradizione!".

E allora dovete sapere che quella che mia nonna fa ogni anno a Natale, no matter what, non e la tradizionale minestra maritata, bensí la minestra signorina o Menestella di Natale.

E perché la minestra di mia nonna non si marita? Forse non ha trovato l'amore della sua vita?

Come al solito la risposta non é cosí semplice.

Anticamente, prima dell'avvento dei maccheroni,  il popolo napoletano, era solito nutrirsi dei prodotti dell'orto, prodotti economici, poveri, tanto da guadagnarsi il titolo di "Mangiafoglia".

Ma in questa minestra le verdure si maritano con la carne e da qui il nome "maritata".

Ma questo é un matrimonio complicato, perché nella ricetta tradizionale sono presenti almeno sette tipi diversi di verdure e ancora di piú sono i tipi di carne, in primis il maiale ma anche il pollo e il manzo.

Le verdure possono essere scelte tra scarole (o le scarolelle, che a Napoli si trovano solo a Natale proprio per la minestra), biete, verza, broccoli (quelli neri o di Natale), borragine, cicoria e le antichissime torzelle, miscelate insieme a dovere in modo da bilanciare il sapore delle verdure dolci con quelle dal gusto piú amaro.

Ogni verdura va sbollentata poi separatamente e poi riunita per finire la cottura nel brodo di carne, fatto con cotiche, guanciale, piede, tracchie e salsiccie di polmone del maiale, il pollo si usa quasi tutto e la coperta del manzo, piú gli odori (carota, sedano, cipolla).

C'é anche chi vi aggiunge qualche scorza di parmigano. Non stupisce che un altro nome per indicare questo piatto sia Pignato grasso.

Questa versione tradizionale ormai non la fa piú nessuno e la lista degli ingredienti, soprattutto per quanto riguarda la carne, si é molto snellita.

Esistono molte versioni. La minestra signorina, per esempio, prevede l'utilizzo di sole due verdure, le scarole e la cicoria, viene cotta nel brodo di gallina (o di pollo) e il matrimonio con la carne non c'é, al limite si usa qualche cotica. Ed é questa le versione di mia nonna.

Queste sono le basi da cui sono partita per questa seconda zuppa per l'MTC.

In fondo, Vittoria, pensavi mica che non avrei celebrato anche le mie origini in questa gara? No, vero?

La mia ricetta ha, della minestra signorina della nonna, solo il concetto. Sono partita da lí, ho usato verdure locali quelle che mi piacciono, tra cui la rainbow chard che é un tipo di bietola dal gambo colorato che ha dato al mio brodo un bellissimo colore rosso, e il kale, cioé le torzelle o cavolo riccio.

Ho inoltre sostituito la carne con scorze di parmigiano e ho cotto tutto con il brodo di anatra che avevo in congelatore da questa ricetta.

Ho accompagnato infine con gli scagliuozzi, pezzi di polenta lasciata seccare per un giorno e poi fritti.

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Un muffin per Natale

25. novembre 2014 12:57 | Stampa

Natale é sicuramente la mia festa preferita! Quella che aspetto con piú ansia.

E' sempre stato cosí anche da piccola, quando avrei voluto la mia famiglia riunita almeno per un giorno.

I miei genitori si separarono che avevo 3 anni o giú di lí e non ricordo una sola mattina di Natale passata tutti insieme a scartare regali; é sempre stata una festa doppia, come per tutte le feste della mia infanzia, festeggiate prima con mamma e poi con papá.

E adesso, che ho una mia famiglia per cui quei ricordi che non ho da bambina li sto creando in veste di genitore, lo é ancora di piú.

Per cui, quando si é trattato di dover scegliere l'opera letteraria per il mio secondo muffin, non ho avuto dubbi.

Immaginate una stanza, una camera da letto, di quelle antiche, dai soffitti altissimi.

E' mattina ma le tende sono ancora tirate dopo la nottata.

Di sottofondo si sente musica di zampognari.

Una donna entra nella stanza ed apre le tende facendo entrare una flebile luce, rimbocca le coperte a qualcuno e poi.......

- Lucarié, Lucarié scetate, songh 'e nnove!

E' l'inizio di una delle mie commedie preferite di Eduardo De Filippo, forse la piú famosa, Natale in casa Cupiello.

Il protagonista della commedia é Luca Cupiello, interpretato da Eduardo De Filippo, un uomo che vive di illusioni sulla famiglia perfetta e unita, metaforicamente rappresentato dal presepe da cui é ossessionato, e non si accorge dei piccoli drammi che lo circondano e che vivono i membri della sua famiglia.

La figlia Ninuccia, interpretata da una giovanissima Lina Sastri, stanca del proprio matrimonio infelice vive una relazione extra-coniugale con Vittorio, un amico del fratello Tommasino, detto Nennillo ed interpretato da Luca De Filippo, che per sbarcare il lunario compie piccoli furti.

E' la moglie Concetta, una stupenda Pupella Maggio, il vero capofamiglia, quella che cerca di sistemare le situazioni nella grande assenza del marito.

Ma presto Luca scoprirá la veritá e questa scoperta sará per lui fatale e fino alla sua morte sará ancora vittima di allucinazioni che continueranno a tenerlo lontano dalla realtá fino alla fine quando chiederá per l'ennesima volta al figlio Tommasino "te piace 'o presepio?" e lui gli risponderá di sí, mentendo.

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Pain d'epices

19. dicembre 2012 15:15 | Stampa

Non conoscevo questo dolce, come gran parte della cucina francese, ahimè.

Ho fatto la sua conoscenza un pomeriggio piovoso, qualche settimana fa, quando sono stata invitata ad una lezione di cucina da una persona speciale.

La lezione consisteva in una monografia sulla casetta di pan di zenzero, tenuto da Giorgia Chiatto, ricordate, il giudice del mio contest, non chè autrice del libro "Il Cuoco Galante".

Lei è stata così gentile da invitarmi nella scuola di cucina che gestisce con la sua mamma Carmela ed io ho accettato volentieri. 

E' stato come passare un pomeriggio tra amiche, avvolte da nuvole di farina e zucchero, con il profumo di spezie, quelle calde e profumate spezie natalizie, che ci ha accompagnate per tutto il tempo.

Abbiamo anche fatto i biscotti....

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Bicchierini di mousse al cioccolato bianco e salsa all'arancia

14. dicembre 2012 12:10 | Stampa

Mi sono resa conto che sono 10 giorni che non aggiorno il blog!

Mi dispiace ma è un periodo molto impegnativo per me e, per forza di cose, il blog resta indietro.

Sono appena tornata da una splendida settimana in Inghilterra. La mia nuova vita! Non vedo l'ora di iniziare davvero.

Il bilancio è positivo. Certo, ho un milione di cose, la casa da sistemare, il nuovo quartiere da esplorare e una città splendida, Bath, ancora tutta da scoprire!

Per ora vediamo se riesco a riassumere in pochi punti quello che ho trovato fantastico di questo posto.

1. Il clima

Si, fa freddo! Ma non è uno schifo come mi aspettavo.

Indovinate quante volte ho usato l'ombrello in una settimana....0! E sono uscita tutti i giorni.

Forse sono stata fortunata, ma mio marito, che sta lì da inizio novembre, mi ha confermato che piove pochissimo e spesso ti regala una splendida giornata di sole. 

 

2. Gli inglesi

Forse anche qui sono stata fortunata. Ma girare un nuovo quartiere e notare che la gente ti sorride solo perchè, per caso, hai incrociato il loro sguardo, è davvero incoraggiante.

Chiedere un'informazione ed ottenere tanta gentilezza e disponibilità è grandioso e inaspettato, anche se non parli bene la lingua e forse, in questo caso, sono ancora più disponibili.

Mai paragonare gli inglesi ai londinesi, forse un pò stufi dei tanti turisti, e meno inclini a farsi capire. 

3. L'ordine e il rispetto

Qui, se ci sono due persone alla fermata dell'autobus automaticamente si forma una fila.

Se qualcuno ti urta accidentalmente, anche se così piano che neanche te ne accorgi, parte immediamente il "Sorry", più sorriso of course.

All'aeroporto mia figlia ha letteralmente travolto un ragazzo e la sua valigia solo perchè si trovavano nella sua traiettoria e lui ha chiesto scusa a me e si è spostato!

Tornata a Termini, in un istante mi sono resa conto che è di questo che ho bisogno in questo momento della mia vita.

In realtà non ero neanche scesa a Termini perchè non riuscivo a scendere dal treno per la gente che tentava di salirci.

Immaginate. Io sola, passeggino, bimba di 2 anni con Ciocciobello annesso e valigia e neanche una persona che mi facesse passare! Bastardi! 

Questo in Inghilterra non succederebbe, MAI!

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Struffoli, tradizionali e in versione peccaminosa

27. dicembre 2011 13:14 | Stampa

Non ho mantenuto la promessa....non ce l'ho fatta!

Questi giorni sono sempre carichi d'impegni per tutti e fare programmi è sempre più difficile, soprattutto per me!

Però le feste non sono ancora finite, quindi c'è ancora tempo per provare a fare gli struffoli.

Questo è un dolce tipico napoletano che non può mancare sulle nostre tavole in questi giorni di festa. In genere vengono serviti a fine pasto dopo frutta secca e frutta fresca (rigorosamente in quest'ordine) insieme ad altri dolci tipici natalizi come roccocò, raffioli, mustaccioli, susamielli, panettone & co.

Ma restano comunque il mio dolce natalizio preferito, nonchè l'unico che preparo.

Per cui, con ritardo, vi auguro Buon Natale e vi lascio la ricetta dei miei struffoli, anche in versione peccaminosa Tongue out

 

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