Carlo Porta è un importante poeta italiano, anzi milanese. Ha persino inziato la traduzione della Divina Commedia in milanese.
Ovviamente io non ci capisco nulla dei suoi versi e vi chiederete come mai ne parlo nel mio blog, che di milanese ha ben poco.
Il motivo è mia suocera!
O meglio, la ricetta è uno dei cavalli di battaglia di mia suocera, non sappiamo perchè si chiami così, lei non ricorda dove l'abbia trovata la prima volta, ma è una di quelle ricette di famiglia che ormai fa parte della nostra tradizione, insieme alla sua "maledizione".
Sì perchè questa ricetta si porta dietro una storia e chiunque l'assaggi, basta anche una volta sola, avrà il destino segnato.
Tutto iniziò poco meno di 30 anni fa, quando un ignaro ragazzo, allora fidanzato della sorella minore di mia suocera, fu invitato a pranzo a casa sua.
Portata principale, manco a dirlo, involtini alla Carlo Porta.
Si narra (o meglio il cognato di mia suocera narra) che chiunque assaggi gli involtini di mia suocera non uscirà da quella casa se non con un anello al dito, cioè sposando un membro della sua famiglia.
Anni dopo anch'io sono stata colpita dalla maledizione, ma l'ho scoperto solo dopo il matrimonio.
Ora siamo in attesa che si compia il destino anche per il fidanzato di mia cognata. L'avevamo avvisato che, se li avesse assaggiati, non sarebbe più tornato indietro, ma lui non si è tirato indietro, gran bella prova d'amore
.
Perciò, se vi capitasse di frequentare un membro della famiglia di mia suocera, ma non avete intenzioni serie, e lei vi invitasse a pranzo, dite di essere vegetariani
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