Ravioli di patate e torzelle al ragú di tracchie di maiale

23. novembre 2015 17:36 | Stampa

Dopo il pollo ripieno, in pieno clima natalizio, noi dell'MTC vi riempiamo anche la pasta.

E,quindi, con la sfida numero 52 e la proposta di Monica e Luca, il pranzo di Natale, ma anche la cena della Vigilia forse forse, ce l'avete risolti.

Tema di questo mese, infatti, una pasta ripiena, possibilmente tradizionale ma anche, abbinata ad un sugo a lenta cottura.

Per quanto riguarda il sugo a lenta cottura la mia mente si é divisa in due. Da un lato la mia amata genevose e dall'altro l'immancabile ragú.

Ora io non sono una di quelle persone che rifuggono l'innovazione, peró ci sono cose sulle quali non posso passare per esempio abbinare la genovese alla pasta fresca all'uovo, men che meno ad una pasta ripiena.

Sarebbe come chiedere ad un romano le tagliatelle alla carbonara (piatto tanto amato all'estero, ahimé).

Ho provato a farla con ogni tipo di carne, fantastica con l'agnello, la mia preferita, di pesce, con cipolle rosse, ma con la pasta all'uovo, niente non la vedo proprio possibile. Cosí, almeno per quanto concerne il ragú, la scelta é stata facile.

Per quanto riguarda la pasta, nella cucina partenopea tradizionale, alla voce pasta ripiena, c'é proprio un vuoto. A parte i cavaiuoli arianesi, non mi é venuto proprio nulla in mente finché non ho pensato ad una cosa straordinaria che ho trovato qui.

Ci sono molti sapori di casa che mi mancano, cose impensabili da trovare qui. Eppure, una delle piú impensabili, qui é ovunque.

Foto presa da qui (il mio amato Farmers Market di Bath)

 

Lo chiamano KALE, ma a casa mia si chiama TORZELLA. Una delle varietá di cavolo piú antiche del Mediterraneo, tanto amata a Napoli, soprattutto per il suo utilizzo nella minestra Maritata. In italiano parliamo del cavolo greco o torza riccia.

Una verdura dalle molteplici proprietá benefiche, si pensa addirittura che sia un anti-cancro e dal sapore che ricorda i friarielli ma meno amaro. Si puó mangiare sia cruda che cotta ed é buonissima.

Il mio ripieno é costituito, quindi da una tradizionale zuppa di patate e torzelle al quale ho aggiunto un cubetto di mozzarella. Per la forma ho utilizzato un bicchiere, come faceva mia nonna.

 

Ravioli di patate e torzelle al ragú di tracchie di maiale

 

Per il ragú

200 g di spalla di manzo (pezza a cannella, ma questo al butcher non gliel'ho detto)

250 g di tracchie di maiale

700 g di passata di pomodoro

50 g di concentrato di pomodoro

una cipolla

2 bicchieri di vino rosso

30 g di strutto

1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva

sale e pepe

tanto basilico 

 

Fate sciogliere lo strutto con l'olio, quindi unite la cipolla tritata e lasciatela imbiondire. Aggiungete la carne e fatela rosolare un paio di minuti per lato a fuoco dolce, quindi alzate la fiamma e versate il vino.  Quando sará sfumato, abbassate la fiamma ed aggiungete la passata ed il concentrato di pomodoro. Appoggiate un cucchiaio di legno sul bordo della pentola e coprite in modo da lasciare una fessura. Cuocete cosí, a fuoco lento, per circa tre ore mescolando di tanto in tanto.

Siccome il ragú deve "pippiare", e ormai tutti sanno cosa significa, aggiungete il sale a fine cottura e vedrete che eviterete gli schizzi di sugo su tutto il piano e sulle mattonelle. A fine cottura aggiungete anche il basilico.

 

 

Per i ravioli

(circa 25 ravioli) 

 

200 g di farina bianca

200 gr di semola piú un altro pó per lo spolvero

2 uova

2 cucchiai d'acqua

200 g di torzelle

1 patata media

125 g di mozzarella

mezza cipolla

due cucchiai di olio extra-vergine d'oliva

sale e pepe

 

Preparate per prima cosa il ripieno.

Sbucciate e tagliate la cipolla, fatela imbiondire in un tegame quindi aggiungete le torzelle lavate e e tagliate a striscie, la patata sbucciata e tagliata a cubetti di circa 2 cm di lato, coprite con acqua calda e lasciate cuocere per circa un'ora. Alla fine salate e pepate.

Lasciate raffreddare completamente e scolate l'acqua. Se necessario eliminate l'acqua in eccesso utilizzando uno schiacciapatate e poi frullate.

Per la pasta.

Mettete la farina a fontana su una spianatoia con al centro il resto degli ingredienti e iniziare ad impastare raccogliendo la farina ai lati. Se necessario aggiungete qualche altro cucchiaio di acqua. Lavorate fino ad ottenere un impasto omogeneo.

Stendete le sfoglie con il mattarello oppure con la Nonna Papera piuttosto sottile. Con un cucchiaino, distribuitevi, su una metà della sfoglia il ripieno preparato in precedenza ed aggiungete un cubetto di mozzarella; ripiegate l’altra metà della sfoglia coprendo il ripieno, schiacciatela ai bordi per eliminare gli spazi vuoti e, con un bicchiere rovesciato, ricavatene i ravioli.

Ripetete lo stesso procedimento fino ad ultimare la sfoglia ed il ripieno.

Cuocete i ravioli in abbondante acqua salata per circa 3 minuti e servite con il ragú, basilico fresco e abbondante parmigiano grattugiato.

 

Con questa ricetta partecipo alla sfida n 52 dell'MTC

Ziti lunghi spezzati a mano con finto ragú di spigola e crema di provola affumicata di Agerola

18. maggio 2015 16:42 | Stampa

Parliamo della valigia dell'emigrante italiano e di quella dei suoi parenti e\o amici che vengono a fargli visita.

Non conta da dove provenga  o dove sia diretto, c'é sempre un'assoluta certezza, la sua valigia conterrá almeno un provolone, un salame, un pezzo di parmigiano, un litro d'olio e qualche dolce, a seconda della regione d'origine.

Ora parliamo della valigia di mia madre quando viene a trovarmi in Inghilterra.

Lei in genere parte con due valigie, una da stiva e l'altra da portare in cabina.

Il bagalio a mano é dedicato ai bambini, tutto! E' assolutamente pieno di giochini, vestiti e treats per loro, forse un pensierino anche per me e basta.

Nel bagaglio in stiva ci sono i provoloni ecc. di cui sopra e, nel mio caso specifico, 2 provole affumicate di Agerola intere, una da tagliare a fette e congelare per i periodi di malinconia, ed una da mangiare subito.

Da qualche parte riesce pure ad infilare qualche cambio di vestiti per sopravvivere  15 giorni.

Questa ricetta é nata grazie a lei e perché qualche giorno fa é arrivata qui con le sue belle valigie.

Io non amo abbinare il pesce a formaggi o latticini ma vi assicuro che questa provola con il pesce si sposa perfettamente (da provare anche con le alici). Altro compagno ideale é il pomodoro per cui, quale migliore occasione se non l' MTC no 48 per provarla.

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Panini tartaruga e burgers di salmone per The Recipetionist

25. aprile 2015 08:22 | Stampa

Fino ai due anni Giulia mangiava di tutto senza problemi. Destava l'invidia di tutte le mamme che la vedevano mangiare e tutte lí a dirmi quanto fossi fortunata.

Poi é cambiata.

Ha iniziato a selezionare il cibo, a scegliere cosa le piace e cosa no (che é la maggior parte delle cose) ed a non voler piú provare cose nuove.

Ora dividiamo il cibo per colore. Lei non magia la pasta al pomodoro, per dire, lei mangia la pasta red. Assolutamente vietati i colori green e brown.

In piú non ama le diverse consistenze per cui devo frullarle tutto come quando ha iniziato lo svezzamento che, finché Ale era piccino, poco male, tanto mi toccava farlo anche per lui, ma ora che é cresciuto e che mangerebbe tutto ció che mangiamo anche noi, mi tocca fare ancora i frullati.

Insomma, farla mangiare é un guaio!

Ovviamente una delle cose piú complicate da farle mangiare é il pesce.

Ultimamente ha scoperto che le piace il salmone, qui é freschissimo e buonissimo sempre dato che viene dalla vicina Scozia il piu delle volte. Peró, anche lei si stufa di mangiarlo cosí, almeno 2 volte a settimana, cosí ogni volta devo invetarmi qualcosa.

Stavolta mi é stata d'aiuto Cristiana e la sua fantastica ricetta che ho copiato per The Recepetionist e ci siamo divertite a fare i panini a forma di tartaruga, naturalmente omettendo gli spinaci perché il green é un colore vietato.

Ho aggiunto solo un pó di germe di grano nei panini al posto degli spinaci cambiando un pó la proporzione dei liquidi ed ho usato acini di pepe al posto dei chiodi di garofano per fare gli occhi delle tartarughe.

Mi sono inoltre divertita a decorare le tartarughe con semi di zucca, visto che le mie non erano verdi.

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Canederli alle scorze di parmigiano in brodo di agnello

21. gennaio 2015 16:49 | Stampa

Buon anno!!!

Si lo so che siamo a fine gennaio, ma ecco, questo é comunque il primo post dell'anno e quindi....

Il mio anno inizia con l'MTC. Anche se la mia vita ormai sta prendendo le distanze da questo blog, distanze che si allargano sempre di piú, l'MTC é l'appuntamento a cui non riesco proprio a rinunciare.

Soprattutto questo mese non potevo perdermi l'occasione di provare una ricetta mai fatta né tanto meno assaggiata.

Ho sempre sentito parlare dei canederli ma la cucina del "Norde" mi é sconosciuta visto che la mia cucina ormai é "british-terrona" (tanto anche qui vivo al Sud, per cui sempre terrona sono).

Cosí, grazie a Monica, la vincitrice di questo mese, ho avuto quest'occasione ed eccomi qui.

Una ricetta di recupero, una ricetta povera, di casa, amo le ricette cosí.

Della ricetta di Monica ho cambiato poco, li ho lasciati al formaggio prediligendo formaggi locali.

Pensando all'idea di recuperare il pane raffermo ho pensato subito ad un'altra cosa che a casa che a casa mia non si butta MAI, le scorze di parmigiano.

Di solito le metto nelle zuppe, nel minestrone, nella pasta e patate, preparazioni a fuoco lento, che hanno il tempo per ammorbidirle ma stavolta questo tempo non c'era per cui ho pensato di tenerle in ammollo per un pó nel latte che poi avrei usato per i canederli in modo che anche quello si insaporisse.

Il pane l'ho fatto in casa perché volevo che si armonizzasse anche quello con il resto della ricetta per cui ho scelto di aromattizzarlo al miele e rosmarino, un'accoppiata sempre vincente con i formaggi.

Per il brodo ho scelto un sapore deciso ma non troppo pesante, dal gusto inusuale, ma non per me. Faccio spesso il brodo di agnello, lo uso al posto di quello di pollo che proprio non mi piace, ed ho utilizzato un piccolo stinco.

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La lasagna dei miei ricordi.

17. ottobre 2014 12:43 | Stampa

La prima cosa che mi é venuta in mente quando ho visto la ricetta di questo mese per l'MTC é stata la lasagna di mia nonna.

Ho letto il post di Sabrina, l'ho immaginata sulla sua bici mentre si dirige verso casa della mamma per poi cucinare con lei una ricetta a cui é legata da mille ricordi.

Se avessi potuto prendere un aereo in quel momento, bussare alla porta di mia nonna e passare un pó di tempo con lei a cucinare e a ricordare le giornate passate in famiglia davanti a quella lasagna l'avrei fatto.

A quasi 93 anni, lei non si sarebbe tirata indietro e avrebbe cucinato con me anche tutto il giorno parlando del suo ragú, del nonno e delle sue polpettine.

Invece quello che ho fatto é stato prendere il telefono e fare questa interrurbana internazionale di un un'ora circa e, anche se non abbiamo cucinato insieme, abbiamo ricordato.

Se penso alla lasagna penso a mio nonno.

Non era un uomo facile, era sempre arrabbiato perché nella vita ha dovuto lottare e tanto.

Nato in una famiglia benestante, tornato dalla guerra e da 5 anni di prigionia in Sud Africa non ha trovato piú nulla se non la sua fidanzata ad aspettarlo.

Con la sua grande forza di volontá é riuscito a crescere 4 figli facendo il barista e una l'ha mandata anche all'universitá.

Era un uomo passionale, innamorato, quasi ossessionato da mia nonna, tanto che una notte le diede un morso mentre dormiva perché aveva sognato che lo tradiva.

Ma era l'unico uomo a Napoli a non aver mai detto la frase " 'o rraú che faceva mammá era 'nata cos'". Perché il ragú che faceva la nonna era per lui il migliore del mondo.

Se penso alla lasagna rivedo mio nonno seduto davanti al davanzale mentre grattuggia il formaggio.

Non appena mi vedeva entrare dalla porta si alzava e mi andava a tagliare un pezzo di pecorino romano che stava grattugiando perché sapeva che ne andavo matta.

Poi gli chiedevo quante polpettine aveva fatto, perché a casa nostra la lasagna si fa con le polpettine, e il numero superava sempre il centinaio.

Sí, le contava, ogni volta!

E noi cugini giocavamo a rubarcele dal piatto. La piu veloce e scaltra era sempre mia cugina Tiziana, infatti nessuno voleva star seduto vicino a lei. In realtá lo fa ancora, dice che é piú forte di lei.

Ricordo che la lasagna significava festa, significava tutta la famiglia riunita, significava amore!

E siccome amore, cucina e famiglia per me significano anche condivisione, voglio condivedere con voi la ricetta del ragú di mia nonna Concetta, o presunta tale ( conoscete le nonne.....mettici un pó di questo, e poi un pó di quell'altro) e della lasagna che mangiavo con la mia famiglia, rigorosamente con le polpettine di mio nonno Mario.

Lasagna con ragú napoletano, polpettine e besciamella alla cannella

 

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