Pane cafone per la Giornata Mondiale del pane

16. ottobre 2017 09:00 | Stampa

Oggi é la Giornata Mondiale del pane e, con il Calendario del Cibo Italiano, vogliamo festeggiarla celebrando tutti i tipi di pane, o quasi, che la nostra amata penisola vanta.

Io vi porto alle pendici del Vesuvio con il pane cafone.

 

Le origine id questo pane sono incerte. Alcuni lo identificano con il pane dei Camaldoli, area nord di Napoli, alcuni addirittura lo riconducono alle province di Avellino e Benevento, ma per me, il vero pane cafone é quello che viene prodotto da secoli a San Sebastiano al Vesuvio.

Nel settecento questo pane era il pane dei contadini, I quali avevano bisogno di un pane che durasse e che costasse poco. Per questo la lavorazione doveva seguire alcune regole fondamentali.

Per prima cosa la scelta del lievito, veniva utilizzato il "criscito", una pasta di riporto proveniente da altre lavorazioni,

La cottura dove avvenire al culmine della lievitazione per favorire la fuoriuscita dell'anidride carbonica ed il conseguente rigonfiamento del pane e della crosta e solo in forni a legna.

E' un pane caratterizzato da una crosta scura, spessa e croccante e da una mollica importante ed omogenea. Conserva la sua fragranza fino ad una settimana e per questo veniva anche chiamato "pane 8 giorni".

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Merenda: Brioche al latte, simil Kinder Brioss

17. settembre 2017 09:00 | Stampa

Oggi faccio outing!

Da bambina facevo merenda con le merendine del Mulino Bianco.

Adoravo anche la pubblicitá, con il mulino, il mugnaio e sua moglie.

Collezionavo quelle adorabili gommine a forma di biscotto o merendina e tutte le soprese che venivano fuori da quegli scatolini simili a quelli dei fiammiferi, li ricordate?

Mia madre mi nutriva di quelle merende senza troppe preoccupazioni.

Oggi, le merendine confezionate sono viste con sospetto (per usare un eufemismo).

Nutrire i propri figli con una roba del genere é considerata quasi una condanna a morte o, almeno, a qualche indicibile malattia.

Ammetto che prima tante cose non si conoscevano, era il boom del consumismo, e si mangiava con meno consapevolezza.

Anche io cerco di non dare ai miei bambini cose confezionate, troppo elaborate e, se riesco, cerco di fare tutto in casa, con prodotti freschi.

Eppure quelle merendine le ricordo con affetto e, a volte, con un pó di nostalgia.

Oggi, con il Calendario del Cibo Italiano, vi offriamo la soluzione.

 

Oggi é la giornata dedicata alla Merenda e, con alcune colleghe, abbiamo voluto celebrarla riproducendo alcune tra le merende piú popolari.

Ce n'é per tutti i gusti, e vi invito vivamente a dare un'occhiata alla carrellata di meraviglie che ne é uscita fuori. Io ho giá la mia lista di preferite da rifare.

 

Io vi propongo delle brioscine alla crema di latte simili ai Kinder Brioss.

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La pizza

14. giugno 2016 11:25 | Stampa

 

La prima volta che Antonietta vinse l'MTC ero sinceramente felice come se fossi stata io a vincerlo.

Poi l'ho un pó odiata perché propose il babbá che era la MIA ricetta, ma alla fine é andata meglio cosí perché, da un lato, non credo che mi capiterá di vincere mai, in piú la sua ricetta era perfetta e l'ho adottata per la vita.

Questa seconda volta, confesso, ho avuto un pó paura.

"Ecco che propone la pizza", mi sono detta.

La pizza é sempre stata la mia bestia nera.

Per quanto io ci provi, non mi riesce mai come voglio io.

Ho provato tutte le ricette disponibili in rete e non, tutti i metodi inventati, ma nulla, proprio non mi viene.

Quindi mi preparo alla mia figuraccia, mi studio bene bene il post di Antonietta e cerco di riprodurre la sua ricetta senza fare troppi cambiamenti, che é uno dei miei problemi (e forse anche per questo che spesso le ricette non mi vengono).

Ma é stato un successo al primo colpo e per questo non finiró mai di ringraziarti Antonietta.

Ho fatto 2 delle sue ricette, entrambe con il lievito di birra, perché per la pizza la penso come lei, l'uso del lievito naturale é irrilevante.

Per prima ho provato quella a lunga fermentazione che, in genere, é la mia preferita, con doppia lievitazione, una in teglia.

 

La seconda é la pizza napoletana con metodo diretto e doppia cottura, in padella ed in forno.

Stefano ti ringrazia. Finalmente ho trovato la pace e questa ricetta non la mollo piú.

Anche se per la pizza in teglia la prossima volta aumenteró la quantitá d'acqua di uno splash perché la preferirei piú idratata, ma forse dipende anche dal fatto che ho usato una percentuale di farina integrale che ne assorbe un pó di piú. E partiamo proprio con la pizza in teglia.

Ho rivisitato una ricetta inglese (tanto per cambiare). Che sia chiaro, gli inglesi non sono assolutamente in grado di fare una pizza, ma sono degli esperti bakers. Ci siamo sempre chiesti perché fanno una pizza cosí orribile se sono in grado di fare il garlic bread, una roba che dá dipendenza.

Ne esistono diverse versioni ma una di queste é proprio simile ad una pizza, condita con un composto di burro, aglio ed erbe che in forno si scioglie insaporendolo. Ed é quello che ho fatto anch'io.

Garlic bread semi-integrale ai fiori di timo e aglio affumicato.

 

Per l'impasto copio dal blog di Antonietta con le mie sostituzioni


Ingredienti


370 g di farina 0 (% proteine 12%)

50 g di farina integrale (% proteine 12%)

30 g di germe di grano


290 ml di acqua


12 g di sale


1 g di lievito di birra

 

Setacciare le farina, trasferirle in ciotola insieme al germe di grano, fare la fontana, aggiungere il lievito di birra sciolto in una tazzina di acqua prelevata dal totale, il resto dell’acqua e il sale sulla farina, verso il bordo della ciotola.

Iniziare a incorporare man mano la farina,  intridendola con le dita e poi una volta terminato ribaltare sul piano da lavoro e impastare per 10 minuti, piegando e ripiegando più volte, schiacciando l’impasto senza strapparlo.

Trasferire in una ciotola, coprire con pellicola e lasciar a temperatura ambiente per 1 ora. Trasferire poi  in frigo per 8/10 ore, ma volendo anche 15/18  ore (La mia 15 ore).

Togliere dal frigo e lasciar a temperatura ambiente per 2 ore e comunque fino a quando l’impasto risulti gonfio.

Ribaltare sul piano da lavoro, stendere con le mani, senza schiacciare, ma allargando l’impasto dal centro verso il bordo, infilare le mani sotto il disco di pasta fino a poggiarlo su metà avambracci e traferire in una teglia oliata.

Lasciar lievitare altre 2 ore.

Riscaldare il forno alla massima temperatura insieme alla teglia che servirà per la cottura, senza mai aprire lo sportello condire la pizza, infornare sul ripiano centrale e cuocere per 20 minuti. Controllare la cottura: se sotto si presenta bianca, abbassare il ripiano, viceversa sopra.

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Oh bother!

17. febbraio 2016 12:37 | Stampa

English version below

 

Oh bother! Come direbbe Winnie de Pooh, grande estimatore di miele.

Devo confessare che non ho fatto i salti di gioia quando ho saputo che il tema della sfida dell'MTC sarebbe stato un ingrediete. 

E non tanto per l'ingrediente in sé, il miele, che amo moltissimo e che uso molto in cucina ed in generale.

Per me l'MTC é prima una scuola di cucina, poi una sfida con me stessa ed in fine una gara.

E, devo confessare, che, quando ci fu la sfida sulla castagna, per la prima ed unica volta ho sentito che di non avere acqusito nulla di nuovo.

E' stata, per me, la gara meno interessante da quando partecipo all'MTC.

Avevo collegato questa cosa al tema ma probabilmente é stato piú il mio stato d'animo, il mio modo di affrontare quella sfida che ha inciso sul risultato.

Non si puó sempre essere al meglio.

Questa volta, dopo aver letto il post di Eleonora e Michael, pur non essendo felicissima, ho voluto impegnarmi di piú, non iniziare con il piede sbagliato e, devo dire, ha funzionato perché ho affrontato la gara con il solito entusiasmo.

Ció nonostante la paura di sbagliare era tanta. Con un tema cosí vasto é facile allontanarsi dall'obiettivo, per cui l'ho presa "easy". 

Ho deciso di proporre una ricetta che faccio spessissimo aggiungendo un pó di sapore rispetto al solito ed un'altra che é piú o meno nel mio DNA.

 

Bistecche di agnello marinate al miele, aglio e rosmarino con carote arrosto al sumac


 

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Crab burger con remoulade al coriandolo e beer battered onion rings

15. giugno 2015 15:20 | Stampa

Abbiamo comprato casa. Un'altra volta!

Si, lo so che si dovrebbe imparare dagli errori passati ma abbiamo pensato che magari cambiando paese la cosa sarebbe andata meglio.

Il problema é che gli inglesi sono precisi. O meglio pignoli. E siamo andati un pó lunghi arrivando quasi alla data di partenza per il rientro in Italia.

Quindi avremo 15 giorni per tinteggiare, cambiare i pavimenti, far consegnare letti ed elettrodomestici, pulire, traslocare e naturalmente preparare le valigie per le vacanze.

La cosa positiva é che per comprare casa qui non c'é bisogno del notaio. Tutto il passaggio di carte avviene via posta e per l'atto non devi andare in nessun ufficio ma restare comodamente a casa tua.

Loro ti mandano l'atto, tu lo firmi, poi fanno i controlli ed alla fine ci mettono la data.

Il problema sono i controlli. Perché qui, se c'é qualcosa che  non va, gli avvocati che si sono occupati della pratica, sono direttamente responsabili.

Per cui, nei mesi precedenti, ci siamo ritrovati a leggere rapporti sulle miniere di carbone dell'800 (non sto scherzando), pagine e pagine di esercizi commerciali potenzialmente pericolosi nel raggio di un chilometro, come il fotografo, la lavanderia a secco o addirittura il parrucchiere (di nuovo, non sto scherzando).

Abbiamo aspettato piú di un mese la certificazione delle finestre che chiunque puó richiedere on line inserendo semplicemente l'indirizzo.

Da un lato é confortante perché siamo tranquilli che, almeno grandi problemi non ce ne saranno, peró é anche avvilente perché, vi assicuro che una cosa é parlare di "flemma inglese" ed un'altra e averci a che fare. Soprattutto quando sei abituato a fare le cose "all'italiana".

Tutto questo per dire che ho sempre meno tempo ma per l'MTC lo trovo sempre, soprattutto quando a vincere é Arianna, una di quelle che ad ogni edizione mi fa sbavare davanti al pc.

Devo dire che io non sono una grande amante dei burgers. Cerco di limitare il consumo di carne e se devo mangiarla preferisco una bistecca.

Peró l'idea di creare un insieme armonioso con bun, salsa, ripieno e contorno mi ha stimolato tantissimo e ho tentato di fare qualcosa di un pó piú particolare.

Da qui nascono i miei buns fuxia, i miei burgers al granchio.

Il sapore é molto intenso e si sposa bene con la dolcezza della barbabietola dei buns, che ho deciso di arrostire anzicché bollire per esaltarne ancora di piú il sapore.

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L'immagine può contenere: sMS

La mia ricetta su

 

 

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