Spicy Moroccan carrot salad, un'insalata di carote speziata

11. ottobre 2012 14:26 | Stampa

Strano!

Tu vivi per anni ancorata ad alcune certezze. Molte cose cambiano intorno a te, ma certe altre no, restano immutate nel tempo perchè sono antiche e quindi sopravvivono, SEMPRE.

Poi ci sono le tradizioni e ti dici che quelle sono ancorate ad un territorio, mutano con il tempo, si evolvono, ma restano legate a quel territorio, SEMPRE.

Evidentemente mi sbaglio, anche se ne dubito. 

Ma se in altri posti d'Italia si mangia una pizza buona almeno quanto la pizza che mangereste a Napoli, quel pizzaiolo ha imparato a farla a Napoli! Perchè la pizza è napoletana.

Il fatto che tra le "migliori" pizzerie d'Italia non ci sia neanche una pizzeria napoletana e che, a decretare questa classifica, sia stato un ente autorevole del food, lo trovo assurdo se non scandaloso.

Mi sfuggono le motivazioni e neanche le voglio sapere perchè già so che non mi piacerebbero, però è dura quando ti smontano le certezze. io ancora non mi sono ripresa.

Magari domani scopro che il miglior pandoro (ogni riferimento è puramente NON casuale) in Italia lo producono a Palermo, chissà...

Intanto sono certa che quest'insalata è favolosa.

Ho sempre difficoltà con le carote, perchè non le amo molto da sole. In genere le uso come fondo o per i brodi, ma come contorno non mi piacciono particolarmente.

Da quando ho provato questa ricetta su Plenty di Yotam Ottolenghi le mangio più spesso e più volentieri.

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American breakfast pancakes

28. settembre 2012 14:46 | Stampa

Questa è una di quella ricette che, quando vago per il mio archivio "da pubblicare", vedo e penso staiancorallà?, passo oltre e resta lì, nell'oblio....

Eccerto! Mi potesse rispondere mi direbbe che non si può mica pubblicare da sola....ma poi chissà perchè non l'ho fatto prima.

La ricetta, tra l'altro, è una di quelle di Nigella, quindi a colpo sicuro.

Le foto non sono il massimo, ma ho pubblicato di peggio ;-)

Chissà, forse ce ne sono troppe di ricette in rete di pancakes e quindi cercavo di pubblicare cose un pò più originali. Però oggi voglio farlo, tanto una più, una meno che importa....

Quanto sono profonda oggi...davvero, rileggendo mi sono annoiata da sola....

Capitano anche a voi le giornate un pò apatiche in cui il vostro umore è un pò così e non vi va di fare niente? 

Siete ancora lì?

Meglio che vi dò la ricetta, và....

 

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Challah a lievitazione naturale

29. giugno 2012 15:38 | Stampa

La Challah è un pane bianco tradizionale ebraico, che viene consumato durante lo Shabbat, ma anche durante altri giorni di festa. E' a forma di treccia ed è un pane morbidissimo.

La ricetta mi è stata data da un nuovo amico virtuale, Robert, ed è la ricetta che lui fa ogni venerdì, quindi molto più che collaudata. Io ho fatto solo delle piccole variazioni, soprattutto nei tempi di riposo, perchè ho utilizzato il mio blobbino. Per il resto ho seguito la sua ricetta che è per una sola challat.

Tradizionalmente, invece, ne vengono preparate 2 e una parte dell'impasto viene bruciato e non consumato.

Ha un sapore leggemente dolce quindi è perfetto sia durante i pasti che a colazione o merenda, ovviamente per chi, come me, non lo mangia per motivi religiosi ma solo perchè è buonissima.

Io l'ho anche congelata a pezzi e centellinata per qualche giorno.

 

Ingredienti:

500 gr di farina 0

60 gr di zucchero

1 uovo

50 gr di olio (meglio se d'oliva)

2 gr di sale

12 gr di lievito fresco (io ho sostituito con 100 gr di lievito naturale liquido, rinfrescato 2 volte)

200 ml di acqua tiepida

un uovo per dorare 

 

Preparazione:

Setacciate la farina. In una ciotola mescolate con una frusta l'olio, lo zucchero, l'uovo, il sale e l'acqua tiepida.

In una grossa ciotola disponete la farina setacciata a fontana con al centro il lievito e il composto precedentemente mescolato. Impastate per almeno 15 minuti, se preferite potete usare l'impastatrice.

Dovrà risultare un impasto morbido ed elastico. Mettetelo in una ciotola ricoperta da pellicola e lasciate riposare tutta la notte in frigorifero.

Il giorno dopo, togliete dal frigo e lasciatelo a temperatura ambiente per un paio d'ore. Quindi infarinate bene il piano di lavoro, rovesciatevi l'impasto e dividetelo in sei parti. Formate sei cilindretti non troppo spessi e intrecciateli fra di loro. Potete fare anche 2 trecce da tre cilindretti e poi sovrapposte.

Io ho voluto intrecciarla dividendola i sei parti, sembrava una cosa difficile, ma poi sono riuscita anche a fare un tutorial per voi ;-)

Una volta intrecciata, lasciatela lievitare ancora un altro paio d'ore, poi spennellatela con un tuorlo d'uovo sbattuto e cospargete con semi di sesamo o di papavero.

Cuocete in forno caldo a 180° per 25 minuti. A 10 minuti dal termine della cottura spennellate nuovamente con l'uovo e terminate la cottura.

Potete anche riempire i cilindretti con uva passa o altra frutta secca.

 

Da Simonetta trovate la versione senza glutine

Umak con coroncine di riso allo zafferano

27. giugno 2012 12:22 | Stampa

Vi ho mai parlato del mio pescivendolo?

Cioè, non è che sia mio, diciamo che è di fiducia, più che mia, di mio suocero.

Un giorno ci siamo incontrati lì e mi ha presentato: "Questa è mia nuora, eh! Trattatela bene!"

Davanti a tutti, i clienti, i ragazzi che lavorano lì e tutti quelli che passavano per strada.

Tra l'altro mio suocero insegna alle medie, quindi ha un tono di voce, diciamo così, imponente. Potete immaginare la mia faccia ( e ovviamente quella di tutti gli altri).

Il buono di tutta questa storia è che da allora appena mi fermo davanti alla pescheria iniziano i vari salamelecchi e il pesce che mi porto a casa non è mai meno che freschissimo.

Di contro, ormai sono ufficialmente "'a nuora d'o' professore".

 

Ed eccoci con la seconda e ultima parte del nostro viaggio in Istria.

Stavolta l'oggetto del gioco erano tutti piatti di mare.

E come potevo io esimermi dal replicare uno di quei piatti?

Io che adoro il mare e la cucina di mare (ma va?).

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Acarajè, quando il cibo è sacro

20. giugno 2012 14:41 | Stampa

Vi ho già parlato del mio viaggio in Brasile qui.

Dire che mi è rimasto nel cuore è riduttivo. Il Brasile ha cambiato molto il mio modo di vedere e vivere le cose, soprattutto tornando al discorso che facevo nel mio post precedente.

Spiegare a parole i motivi per cui questo paese mi è rimasto nel cuore è troppo difficile per me, quindi lascerò parlare le immagini....

Poter vedere Rio de Janeiro dal Pan di Zucchero è un privilegio che non dimenticherò mai

Eppure prima di partire sai che il Cristo Redentore, che sembra abbracciare l'intera città dall'alto, è una delle 7 meraviglie del mondo moderno. Quello che non sai è che la vera meraviglia è quando da lì ti affacci sulla Baia di Guanabara.

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