Ragù alla genovese

7. febbraio 2012 12:00 | Stampa

Prima di tutto consentitemi di esultare perchè ho vinto il mio primo contest!!!!!!Laughing Cool Tongue out

Si tratta del contest della Molino Chiavazza, Mani in pasta:Comfort Food, con il Dolce far niente di nonna Lena.

Evviva, sono proprio contenta!

Ma ora veniamo alla ricetta di oggi....sicuramente non è un piatto per stomaci deboli e, se decidete di provare, sappiate che per almeno 2 o 3 giorni la vostra cucina, la vostra casa, la vostra persona e la vostra anima puzzerà di cipolla! Però ne vale la pena perchè è un ragù buonissssimo, io lo preferisco addirittura al classico ragù napoletano e a qualsiasi ragù al mondo...Fidatevi!

Inoltre, come ogni ragù che si rispetti, la cottura è molto lunga e lenta, il mio ha cotto per circa 5 ore! Il ragù deve cuocere a fuoco bassissimo e per molte ore deve "pippiare", termine che deriva dal caratteristico rumore che fanno le bollicine di sugo quando scoppiano....fermatevi a pensarci....

Altra premessa importante è la scelta della pasta. La tradizione partenopea vorrebbe gli ziti lunghi spezzati a mano, ma va bene qualsiasi tipo di pasta corta bucata; io ho usato i rigatoni perchè preferisco una pasta che resti ruvida così il sugo si "azzecca" meglio.

 

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Il coniglio all'ischitana di Anna

23. gennaio 2012 12:12 | Stampa

Non so voi, ma le mie ricette preferite sono quelle di famiglia, quelle tramandate da nonne, madri, figlie, nipoti....In genere sono piatti della tradizione e anche per questo sono le mie preferite.

Il problema è che non sempre si riesce a riprodurre gli stessi sapori, un pò perchè le mani non sono le stesse, un pò perchè è giusto che sia così, nel senso che spesso è più bello il sapore che ha il ricordo di un piatto che il sapore stesso di quel piatto....è anche un modo per riprovare e migliorare.

E' proprio il caso di questo piatto! La ricetta non appartiene alla mia famiglia ma a quella della mia più grande amica e in particolare di sua madre Anna!

Ne ho passate di estati ad Ischia a casa di Anna e quando preparava il suo coniglio c'era da leccarsi il piatto, le dita, la padella e tutto ciò che entrava in contatto col coniglio...

Ovviamente il coniglio era quello cresciuto in casa di zio...., la conserva di pomodoro era quella di zia....,le mani erano quelle di Anna....Anche seguendo la ricetta per filo e per segno la replica è stata impossibile, ma possiamo parlare di una buona imitazione.

In realtà oggi vi parlo di 3 ricette in  una, perchè per tradizione con questo piatto ci si mangia per due giorni!

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Struffoli, tradizionali e in versione peccaminosa

27. dicembre 2011 13:14 | Stampa

Non ho mantenuto la promessa....non ce l'ho fatta!

Questi giorni sono sempre carichi d'impegni per tutti e fare programmi è sempre più difficile, soprattutto per me!

Però le feste non sono ancora finite, quindi c'è ancora tempo per provare a fare gli struffoli.

Questo è un dolce tipico napoletano che non può mancare sulle nostre tavole in questi giorni di festa. In genere vengono serviti a fine pasto dopo frutta secca e frutta fresca (rigorosamente in quest'ordine) insieme ad altri dolci tipici natalizi come roccocò, raffioli, mustaccioli, susamielli, panettone & co.

Ma restano comunque il mio dolce natalizio preferito, nonchè l'unico che preparo.

Per cui, con ritardo, vi auguro Buon Natale e vi lascio la ricetta dei miei struffoli, anche in versione peccaminosa Tongue out

 

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Pasta e patate con la provola

7. dicembre 2011 17:39 | Stampa

Questo è un altro classico della cucina napoletana, è talmente buona che ne mangerei a quintali....purtroppo è anche il trionfo del carboidrato e pubblicarla proprio oggi, dopo l'annuncio della collaborazione con la nutrizionista è un pò un controsenso. Chissà se la Dotteressa Baldi vorrà commentare questo piatto....speriamo di no Wink.

La cosa più guduriosa è la cremina, elemento essenziale per la riuscita del piatto.

 

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Tre numero perfetto: salsiccia, friarielli e provola

1. dicembre 2011 12:38 | Stampa

Oggi mi sento tradizionalista e vorrei parlarvi di un piatto che definire classico, dalle mie parti, è un eufemismo. 

Perchè noi salsicce e friarielli li mettiamo sulla pizza, nella pizza, sulla pasta....ovunque. 

Ma cosa sono davvero i friarielli? Qualcuno li chiama broccoletti, qualcuno li chiama cime di rapa....ma io vi dirò che sono friarielli e basta!

Sono sicuramente infiorescenze poco sviluppate delle cime di rapa ma la particolarità sta nella preparazione, infatti vengono fritti direttamente e non richiedono una precedente lessatura....e da qui il nome.

A questo proposito, un'altra precisazione, non valgono tutti i nomi che spesso si sentono in giro come "friggitelli", "friggiarelli" o altre oscenità. Si chiamano "friarielli", è un nome dialettale che deriva dal verbo frijere che vuol dire friggere, appunto.

Non esiste una traduzione, per questo vi dicevo che sono friarielli e basta.

Ci sono parole napoletane che non possono essere tradotte in italiano perchè sono intraducibili. E' un pò come quando vivevo a Roma e mi chiedevano di tradurre il termine "cazzimma".....e non si può!

L'unico modo è:

- che cos'è la cazzimma?

- Non te lo dico, è questa la cazzimma!

 

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